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Periodo di conferme, giorni
nei quali 4 canzoncine che avevi ascoltato in probabile anteprima italiana
diventano adulte ed assieme ad altrettante di eguale spessore vanno a formare
l'album che desideravi tracannarti da un bel pò. Kelly Ogden ed i
suoi maschietti la stoffa ce l'hanno sempre avuta, ed il demo che avevo
avuto l'occasione di ascoltare più di un anno fa lo confermava in
pieno. Così mentre il nostro Bel Paese ed etichette annesse russavano
di gusto, oltreoceano si facevano strada i The Dollyrots, i quali ora capitalizzano
e piazzano il definitivo salto di qualità con il loro primo full
length. Ecco il lampo che squarcia il cielo sereno, "Eat My Heart Out"
registrato e mixato ai Capitol Records Studio di Hollywood e prodotto alla
grande da John Fields, uno che conta e che sul curriculum ha le firme di
Andrew W.K. e Pink. I The Dollyrots provengono dalla scena losangelina del
Kiss Or Kill Club, e credo che con questo "Eat My Heart Out" si
possano tranquillamente candidare a diventarne una delle punte di diamante,
assieme a Silver Needle, The O.A.O.T's e ai forse più conosciuti
Bang Sugar Bang. I Dollyrots hanno disegnato un armonioso mondo di pulsanti
ritmi punk e di melodie direttamente provenienti dal pop degli anni '60.
Per quanto la miscela possa risultare semplice, l'abbondante dozzina di
episodi contenuti in "Eat My Heart Out" gode di un'energia davvero
fuori dal comune, tremendamente contagiosa! Il silenzio è rotto senza
indugi dal primo singolo estratto dal lavoro, ovvero "Kick Me To The
Curb", attualmente in rotazione su un buon numero di radio statunitensi.
Un brano che non si fa mancare proprio nulla; dalle armonie poppeggianti
del refrain, ai ritmi sbarbatelli e dinamici, dagli intermezzi più
pacati e d'atmosfera, sino alle ruvide impennate finali. E' un pò
come se i Muffs, avessero incontrato i Ramones o i Queers. Se vi rivolgete
al lato più corposo e ribelle della proposta targata The Dollyrots,
allora avrete il vostro bel da fare ad arrestare il treno impazzito di "Feed
Me, Peet Me", con la voce felina di Kelly che si fa tanto affilata
quanto magnetica e teatrale. Oppure potreste tentare invano di rimanere
immobili durante "The Wreckage", che si ritrova infarcita di coretti
che si rubano il cuore in un batter d'occhio. Non dimenticate neppure il
punk'n'roll, quello più vero ma dall'intro orientaleggiante di "Jackie
Chan", nella quale Kelly vi mette in guardia sul proprio caratterino
e sulla propria maniera di tenere lontani cascamorti, mascalzoni e rubacuori.
Una Jackie Chan in gonnella che vi piazza un colpo da K.O.: un pugno che
vi manda direttamente nel mondo dei sogni! Quando arriva "Penny"
è giusto il tempo di correre ad ammirare la nostra discoteca personale.
Perchè non si può fare a meno di rendersi conto che lì
dentro c'è qualcosa che si è già sentito in tanti,
forse troppi dischi, ma c'è pure da notare che ben poche volte si
è ascoltato un brano a metà strada fra punk e power pop animato
da una tale freschezza. Potrei dirvi che da questo punto in poi la magia
si ripete costantemente da "Dance With Me", passando per la splendida
e veloce "New College", entrambe supportate dalle linee vocali
del chitarrista Luis Cabezas, fino ad arrivare alla bomba di alienata adrenalina
titolata "Skinny", per la quale parlerei pure di accenni a la
Pixies. Per chi ama i forti impatti emozionali non mancano le più
lente, "Goodbye Tonight" e "Nobody Else", comunque dotate
di una corposa verve elettrica. La cover di turno non poteva mancare, e
così i The Dollyrots chiudono "Eat My Heart Out" rileggendo
in maniera del tutto impeccabile la famosa "Be My Baby" dei The
Ronettes. "Oh, dolce Kelly, creatura dalla ammirabile innocenza, sai
dirmi chi si è fritto il mio cuore?". E dall'altra parte dell'oceano
una vocina da diciottenne dichiara: "I The Dollyrots, dolcezza! Comunica
pure ai tuoi amici che hanno giusto 10 secondi per iniziare ad amarli!".
Recensione Realizzata da Bruno Rossi |
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Vote: 7,5 |